

189. Bisogni veri e bisogni falsi.

Da: H. Marcuse, L'uomo a una dimensione, Einaudi, Torino, 1991.

Il movimento di protesta giovanile sviluppatosi negli anni
Sessanta e Settanta ebbe numerosi ed eterogenei riferimenti
culturali: le varie correnti del marxismo critico, l'anarchismo,
il pensiero libertario americano, l'utopismo evangelico, culture e
religioni orientali, l'esaltazione delle esperienze rivoluzionarie
dei paesi del Terzo mondo. Una notevole influenza venne esercitata
dalle idee del filosofo tedesco Herbert Marcuse, che in alcune
opere precedenti il 1968 aveva messo in evidenza gli squilibri e
le contraddizioni della societ industriale avanzata. Di Marcuse
riportiamo qui un passo, tratto da una delle sue opere
significative, L'uomo a una dimensione, nel quale analizza un
particolare aspetto della civilt industriale contemporanea: i
bisogni. Questi, secondo il filosofo tedesco, sono sempre stati
condizionati a priori da parte delle istituzioni e degli interessi
sociali prevalenti, i quali, allo scopo di mantenere il controllo
sociale, hanno determinato tutta una serie di falsi bisogni.


L'intensit, la soddisfazione e persino il carattere dei bisogni
umani, al di sopra del livello biologico, sono sempre stati
condizionati a priori. Che la possibilit di fare o lasciare,
godere o distruggere, possedere o respingere qualcosa sia
percepita o no come un bisogno dipende da che la cosa sia
considerata o no desiderabile e necessaria per le istituzioni e
gli interessi sociali al momento prevalenti. In questo senso i
bisogni umani sono bisogni storici e, nella misura in cui la
societ richiede lo sviluppo repressivo dell'individuo, i bisogni
di questo e la richiesta di soddisfarli sono soggetti a norme
critiche di importanza generale.
E' possibile distinguere tra bisogni veri e bisogni falsi. I
bisogni falsi sono quelli che vengono sovrimposti all'individuo
da parte di interessi sociali particolari cui preme la sua
repressione: sono i bisogni che perpetuano la fatica,
l'aggressivit, la miseria e l'ingiustizia. Pu essere che
l'individuo trovi estremo piacere nel soddisfarli, ma questa
felicit non  una condizione che debba essere conservata e
protetta se serve ad arrestare lo sviluppo della capacit (sua e
di altri) di riconoscere la malattia dell'insieme e afferrare le
possibilit che si offrono per curarla. Il risultato  pertanto
un'euforia nel mezzo dell'infelicit. La maggior parte dei bisogni
che oggi prevalgono, il bisogno di rilassarsi, di divertirsi, di
comportarsi e di consumare in accordo con gli annunci
pubblicitari, di amare e odiare ci che altri amano e odiano,
appartengono a questa categoria di falsi bisogni.
Tali bisogni hanno un contenuto e una funzione sociali che sono
determinati da potenze esterne, sulle quali l'individuo non ha
alcun controllo; lo sviluppo e la soddisfazione di essi hanno
carattere eteronomo. Non importa in quale misura tali bisogni
possano essere divenuti quelli propri dell'individuo, riprodotti e
rafforzati dalle sue condizioni di esistenza; non importa fino a
qual punto egli si identifica con loro, e si ritrova nell'atto di
soddisfarli: essi continuano ad essere ci che erano sin
dall'inizio, i prodotti di una societ i cui interessi dominanti
chiedono forme di repressione.
Il prevalere di bisogni repressivi  un fatto compiuto, accettato
nel mezzo della ignoranza e della sconfitta, ma  un fatto che
deve essere rimosso sia nell'interesse dell'individuo felice sia
di tutti coloro la cui miseria  il prezzo della sua
soddisfazione. I soli bisogni che hanno un diritto illimitato a
essere soddisfatti sono quelli vitali: il cibo, il vestire,
un'abitazione adeguata al livello di cultura che  possibile
raggiungere. La soddisfazione di questi bisogni  un requisito
necessario per poter soddisfare tutti gli altri bisogni, sia
quelli non sublimati sia quelli sublimati.
Per ogni consapevolezza e coscienza, per ogni esperienza che non
accetti l'interesse sociale prevalente come la legge suprema del
pensiero e della condotta, l'universo costituito dei bisogni e
delle soddisfazioni  un fatto che va posto in questione - posto
in questione in termini di verit e falsit. Questi termini hanno
carattere interamente storico e la loro obiettivit  storica. Il
giudizio sui bisogni e sul modo di soddisfarli, sotto le
condizioni date, implica dei criteri di priorit, criteri che si
riferiscono allo sviluppo ottimale dell'individuo, di tutti gli
individui, in relazione all'impiego ottimale delle risorse
materiali e intellettuali di cui l'uomo pu disporre. Queste
risorse sono calcolabili. La verit e la falsit dei bisogni
designano condizioni obbiettive nella misura in cui la
soddisfazione universale dei bisogni vitali , al di l di questa,
la progressiva riduzione della fatica e della povert sono criteri
universalmente validi. Come criteri storici, tuttavia, non
soltanto essi variano a seconda del luogo e dello stadio di
sviluppo, ma possono venir definiti solamente in contraddizione
(pi o meno grande) rispetto ai criteri che ora prevalgono. Quale
tribunale pu mai pretendere di avere l'autorit di decidere?.
In ultima analisi sono gli individui che debbono dire quali sono i
bisogni veri e falsi, ma soltanto in ultima analisi; ossia solo se
e quando essi sono liberi di dare una risposta. Fintanto che sono
ritenuti incapaci di essere autonomi, fintanto che sono
indottrinati e manipolati (sino al livello degli istinti), la
risposta che essi danno a tale domanda non pu essere accettata
come fosse la loro. Per lo stesso motivo, tuttavia, nessun
tribunale pu legittimamente arrogarsi il diritto di decidere
quali bisogni dovrebbero essere sviluppati e soddisfatti.
Qualsiasi tribunale del genere  da biasimare, bench la nostra
ripulsa non elimini certo la domanda: in che modo delle persone
che sono state l'oggetto di un dominio efficace e produttivo
possono creare da s le condizioni della libert?.
Quanto pi l'amministrazione repressiva della societ diventa
razionale, produttiva, tecnica, tanto pi inimmaginabili sono i
mezzi e i modi mediante i quali gli individui amministrati
potrebbero spezzare la loro servit e conseguire la propria
liberazione. Certo, imporre la ragione su una intera societ 
un'idea paradossale e scandalosa - bench si potrebbe ben
discutere la integrit di una societ che pone in ridicolo
quest'idea, nel mentre riduce la propria popolazione ad oggetto di
amministrazione totale. Ogni liberazione dipende dalla coscienza
della servit, e l'emergere di questa coscienza  sempre
ostacolato dal predominare di bisogni e soddisfazioni che sono
divenuti in larga misura quelli propri dell'individuo. In ogni
caso il processo sostituisce un sistema di precondizionamento con
un altro; lo scopo ideale  la sostituzione di bisogni falsi da
parte di bisogni veri, l'abbandono della soddisfazione repressiva.
Il tratto distintivo della societ industriale avanzata  il modo
come riesce a soffocare efficacemente quei bisogni che chiedono di
essere liberati - liberati anche da ci che  tollerabile e
remunerativo e confortevole - nel mentre alimenta e assolve la
potenza distruttiva e la funzione repressiva della societ
opulenta. Qui i controlli sociali esigono che si sviluppi il
bisogno ossessivo di produrre e consumare lo spreco; il bisogno di
lavorare sino all'istupidimento, quando ci non  pi una
necessit reale; il bisogno di modi di rilassarsi che alleviano e
prolungano tale istupidimento; il bisogno di mantenere libert
ingannevoli come la libera concorrenza a prezzi amministrati, una
stampa libera che si censura da sola, la scelta libera tra marche
e aggeggi vari.
Sotto il governo di un tutto repressivo, la libert pu essere
trasformata in un possente strumento di dominio. Non  l'ambito
delle scelte aperte all'individuo il fattore decisivo nel
determinare il grado della libert umana, ma che cosa pu essere
scelto e che cosa  scelto dall'individuo. Il criterio della
libera scelta non pu mai essere un criterio assoluto, ma non 
nemmeno del tutto relativo. La libera elezione dei padroni non
abolisce n i padroni n gli schiavi. La libera scelta tra
un'ampia variet e di beni e di servizi non significa libert se
questi beni e servizi alimentano i controlli sociali su una vita
di fatica e di paura - se, cio, alimentano l'alienazione. E la
riproduzione spontanea da parte dell'individuo di bisogni che gli
sono stati imposti non costituisce una forma di autonomia:
comprova soltanto l'efficacia dei controlli.
